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La lenticchia nera di Leonforte, o dei Monti Erei come spesso viene anche chiamata, è una delle varietà locali di Lens esculenta, Moench (o Lens culinaris, Medik), presente sin da tempi antichissimi nel territorio dell’entroterra siciliano

(Leonforte e paesi viciniori). Si tratta di un ecotipo locale che, come indica il nome, presenta una colorazione nera del tegumento che avvolge l’endosperma che si presenta a volte con colorazioni rossastre e a volte color panna. E’ sicuramente uno dei prodotti agroalimentari tipici del territorio leonfortese e rappresenta per le sue caratteristiche qualitative e per quelle organolettiche una delle eccellenze dell’agricoltura locale. La coltivazione di questa particolare lenticchia si perde nella notte dei tempi: molto diffusa, fino al secondo dopoguerra nel territorio del Comune di Leonforte e nei Comuni vicini, in tutti gli orti familiari era destinata esclusivamente all’autoconsumo. Le famiglie coltivavano piccoli appezzamenti di terreno al fine di ottenere pochi chilogrammi di prodotto da utilizzare durante l’anno per soddisfare il fabbisogno in proteine e minerali, in particolare il ferro di cui questo ecotipo di lenticchia è molto ricco. Il prodotto ottenuto, infatti, era destinato in particolare alle donne durante la gravidanza ed il successivo periodo dell’allattamento. La coltura veniva impiantata in terreni poveri (“terri liggii”), spesso pietrosi, sciolti (sabbiosi) che mal si prestavano ad ospitare colture più esigenti; negli stessi la pianta riusciva a ben adattarsi e a dare una discreta di produzione. A partire dai primi anni ’50 vari fattori quali la presenza di ecotipi più resistenti alle avversità, con produzioni superiori e stabili che ben si prestano alla meccanizzazione e la facilità di approvvigionamento di prodotti simili dai mercati, soprattutto esteri, a costi relativamente bassi, hanno ridotto le superfici coltivate e di conseguenza le produzioni ottenute fino a quasi far scomparire del tutto la coltura ed il prodotto. Ci viene riferito dal responsabile dell’Ufficio SOAT di Leonforte, che un unico agricolture, rimasto custode del prodotto, destinava per intero la sua ridottissima produzione allo chef in servizio presso il Senato della Repubblica Italiana. All’inizio del secondo millennio pochissimi agricoltori spinti da vari fattori, quali, le potenzialità del mercato, sempre più alla ricerca di prodotti particolari e unici nel loro genere, la possibilità di diversificare le produzioni aziendali, uniti alla passione ed all’attaccamento al territorio hanno reinserito, non senza difficoltà, il prodotto nelle proprie azienda. A tutt’oggi si stima che la coltivazione della lenticchia nera, a scopi commerciali, sia presente in non più di otto aziende nel territorio di Leonforte e dei Comuni vicini. Le superfici investite e le produzioni risultano alquanto variabili: infatti, da attente ricerche e dalle informazioni fornite dai produttori, si può affermare che attualmente sono coltivati non più 8 ettari di superficie agricola (con punte di aziende che presentano investimenti pari a circa 2 Ha) con produzioni infinitesimali e del tutto insufficienti, rispetto alle richieste del mercato. Si stima nelle migliori condizioni colturali e agroambientali, anche in riferimento ai dati relativi alla produzione media degli anni passati, una produzione non superiore a 2 tonnellate di prodotto vendibile. L’ecotipo, infatti, si caratterizza per le bassissime rese, mediamente 150-200 kg per ettaro, con minimi inferiori ai 100 kg ad ettaro e punte che raggiungono e superano di poco i 300 kg ad ettaro. La lenticchia nera di Leonforte, si caratterizza per le dimensioni medio-piccole del seme e può essere ascritta tra le varietà di lenticchia “microsperme”, cioè con seme avente dimensioni medie inferiori ai 6 mm di diametro. L’importanza della lenticchia nera viene anche riconosciuta da riviste specializzate di settore. In particolare, il periodico “Terra – Il multimediale dell’agricoltura”, indica per questo prodotto un contenuto in ferro pari a 7,26 mg/100g (Romano, 2007), contro un valore medio di 5,4 mg/100g riscontrato nella media per le altre varietà di lenticchia(Baldoni, 1989). Lo stesso periodico, nel numero sett/ott 2007, in un articolo inerente il prodotto, lo appella, data la sua rarità ed il pregio, come “oro nero”